E’ giunto il momento della svolta, abbiamo la possibilità di dimostrare ai grandi network il potere del podcasting e dei nuovi media. L’iniziativa si chiama “Bum Rush the Charts”, il mio appoggio è garantito, mi piacerebbe avere il vostro aiuto.
Qui sotto trovate tutte le info:
Sito originale: bumrushthecharts.com
Traduzione in Italiano: www.rockcastitalia.com/bum-rush-the-charts/
February 20th, 2007 at 2:39 pm
15 Responses to “Bum Rush The Charts”
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PB Said:
Questo è il segnale! Come dire di no? Conta pure su di me Dok!!!
Michele Said:
mmh l’iniziativa è sicuramente positiva ma se dovesse fallire darebbe un segnale tutt’altro che positivo. il fatto stesso di usare l’itunes music store preclude la partecipazione di molti. ls notizia è stata anche diggata ma non mi sembra che il popolo della rete abbia risposto entusiasticamente
http://digg.com/music/Bum_Rush_The_Charts_take_over_iTunes_3_22_07
Dok Said:
Non mi fido molto di Digg, si è creata una “mafietta” di diggers.. se sei nel loro giro sali, se no stai basso.
Comunque capisco la tua preoccupazione, e in parte la condivido. Mettiamola così: può essere un modo per misurare a che punto siamo, quanto abbiamo fatto, e quanto ci resta ancora da fare per rendere il movimento qualcosa di influente.
Comunque vada, prima o poi conquisteremo il Mondo… mmmmhhhuuaaahahhahahhah!
Andrea Said:
Ciao Dok
io ci sono anche perchè i Black Lab mi piacciono molto
Kioto Said:
Mah….
Beccata già su Myspace, e,almeno fino a quando non farò chiarezza, coi 99 centesimi mi ci compro i Chupa Chups.
Non conosco i Black Lab ne cosa abbiano dovuto sopportare(le majors, quando ci si mettono, sono peggio del demonio), l’iniziativa mi sembra pacifica e corretta, però…
davvero non capisco come questo possa servire a cambiare qualcosa, e soprattutto CHE cosa e PERCHE’…
I due motivi principali della mia freddezza verso queste prese di posizione sono:
1) Le catene di S. Antonio mi stanno TERIBILMENTE sulle balle;
2) Non mi riferisco a nessuno dei miei “colleghi”
podcasters italiani in particolare, ma a quelli internazionali (che, lo ammetto, a causa del mio interesse a conoscere culture diverse,sono quelli che ascolto di più
).La semplicitàdisarmante con cui si realizza una trasmissione in podcasting sta dando parecchio alla testa a tutti sti fighetti dell’Internet. In particolare ho notato parecchia presunzione, ai limiti del DIVISMO! AAAARGH! Ma porco diavolo, continuiamo a ripetere ad libitum che siamo diversi, siamo gli indipendenti (ma da cosa???) e triccheballacche, e poi ci atteggiamo come una Victoria Beckam qualsiasi solo perchè sappiamo collegare un microfono alla scheda audio? Come ho già detto da PB, il podcasting, a mio modestissimo parere, dovrebbe essere
una ALTERNATIVA ad MTV, non diventare MTV o RDS! Il Podsafe Music Network è una gran cosa, a patto che non si cada nella stessa logica da RadioDeejay che NOI tutti tanto critichiamo (senza ricordarci che fino al 97/98 RDJ dava la merda a TUTTI per la qualità dei palinsesti e per la sua proposta tutt’altro che convenzionalmente radiofonica). Preciso che tra le altre robe io ascolto anche RadioDigay, anche se non assiduamente come in passato, e devo dire che a volte la preferisco a certa merda che mi propinano certi podcasters solo perchè i brani sono tra i “top downloaded” del PMN.
Fate la vostra cosa per pura PASSIONE ragazzi, non scordatevi mai che è questo il podcasting! E se le statistiche oggi vi segnano solo 3 downloads ma chi cazzo se ne strafotte, far star bene 3 persone (ammesso e non concesso che tutti e tre gli adorati ascoltatori abbiano gradito il prodotto :-P) vale molto di più di 100 download del tipo “ce l’ho nell’ iTunes, lo scarica in automatico” e non verranno mai ascoltati.
Perdonatemi,se potete, la lunghezza del messaggio, lo sfogo e la mia pochezza lessicale.
Saluti,
Kioto
PB Said:
Lo sfogo ci stà anche Kyoto, ma la questione a mio parere ha un senso. Qui si tratta di dare un forte segnale a un po’ di gente: alle Major e ai loro modi di fare nei confronti dei gruppi (sinceramente la storia dei Black Lab non è la prima che mi arriva alle orecchie) e nei confronti dei consumatori (lo Share-Alike che tutti noi utilizziamo è l’antitesi del loro fottutissimo DRM e delle loro limitazioni e campagne degne di un inquisitore del XVII secolo!).
In secondo luogo un’iniziativa del genere può dare un fortissimo segnale ai consumatori, per sensibilizzarli ad un “consumo musicale” critico, a prescindere dal genere che preferiscono (sono IO che decido cosa ascoltare, non è il manager di turno, che sborsa dollaroni a MTV e radio per mandare 200 volte al giorno un pezzo, in modo che diventi una hit); giustamente dici “questa logica la stanno assimilando anche alcuni podcaster”, vero, infatti avrei scelto un altro gruppo personalmente, magari un gruppo molto giovane, appena iscritto al PMN, dato che i Black Lab sono molto suonati.
Che dire, con tutte le limitazioni e i difetti, trovo Bum Rush the Charts una bella idea… Secondo me vale la pena tentare.
Kioto Said:
Ok PB, io non voglio mettermi a fare il bastian contrario (per giunta sullo spazio web di uno che crede nell’iniziativa e si prende la briga di promuoverla),voglio solo cercare di fare 2+2, quindi formulo una apocalittica ipotesi: sti Nero Laboratorio vanno in testa alle classifche di iTunes non per una ventina di minuti ma addirittura per ben una settimana buona, gli va di culo ed incuriosiscono una discreta etichetta discografiaca (non necessariamente la EMI o un’altra major)che gli propone un ottimo contratto. Ovviamente l’etichetta si riserva tutti i diritti sulla prima opera pubblicata dai BL, i quali dapprima storcono un po il naso, poi danno un occhio al portafogli ed accettano eccitati, mandando a puttane l’onorabilissimo impegno che i sostenitori, loro e di BRTC, hanno dedicato alla causa.
Che facciamo, lanciamo di nuovo l’iniziativa di far salire in classifica i Memanjo Lamerda per cercare di “svegliare” la gente?
Sono d’accordo quando dite che i canali d’informazione tradizionali non dedicano tantissimo spazio al podcasting indipendente (forse perchè i primi disinformati sono loro) ma fate un esperimento (e qui vi parlo per esperienza): provate a contattare artisti sia unsigned
che sotto contratto comunicandogli di volerli passare nel vostro show… Alcuni vi risponderanno direttamente OK eccitatissimi, altri vi diranno che devono sentire i discografici e vi risponderanno nel giro di due giorni
ringraziandovi per il supporto, alcuni (la minor parte) non vi risponderanno affatto.
Quanti di questi vi chiederanno “cos’è un podcast?” o “di cosa tratta il tuo podcast?”? La risposta è: ZERO, almeno nel mio caso (a parte un gruppo cino-americano,in verità).
Il podcasting da voce a tutti, ma siamo sicuri che tutti vogliano ascoltarla?
Io per adesso non so ancora convinto sul come pensarla, ma fi faccio comunque un grosso IN BOCCA AL LUPO!
Kioto
Dok Said:
Finchè i toni rimangono educati, come finora è sempre stato, qui c’è spazio per tutti, sia quelli d’accordo sia quelli assolutamente in disaccordo.
I Black Lab messi sotto contratto da una major dopo Bum Rush The Charts? Ci metto la firma immediatamente! Significherebbe un riconoscimento incredibile della credibilità e influenza del fenomeno podcasting.
PB Said:
Però a questo punto l’obiezione di Kyoto ci stà. Lo facciamo per far firmare un contratto ai Black Lab o per qualcos’altro? :-S
PB Said:
Mi spiego meglio: la possibilità che i BL firmino un contratto a quel punto ci sono. Una major che acquista tutti i diritti, fa veramente a pugni con tutto ciò contro cui ci battiamo, sulla musica podsafe, sul concetto stesso di “podsafe”.
Ripeto, a mio parere l’iniziativa è lodevole, ma dato che è partita dai podcaster, deve anche essere coerente con la nostra filosofia.
Capisco anche che ci stiamo fasciando la testa prima di rompercela… Io porto avanti la cosa, poi si vedrà
Dok Said:
Il concetto è quello di far capire che il podcasting è un modo eccezionale di promuovere musica, molto più vicino agli ascoltatori dei soliti canali.
Lo ritengo assolutamente improbabile con i management attuali, ma qualora una major riconoscesse il valore di una band perchè lanciata dal podcasting, ti pare che toglierebbe subito alla band la possibilità di continuare a fare promozione in questo modo? Sarebbe come comprare una Ferrari e buttare via il motore. Più probabile che cerchino di utilizzare lo stesso mezzo promozionale per tante altre loro band…. Gli Iron Maiden non tirano su MTV? Il singolo lo rilasciamo Podsafe, così PB ci aiuta a vendere l’intero album.
NetRACE Said:
Devo muovermi a completare la puntata 0 del mio podcast che sara’ pronto a breve.
La situazione si fa interessante, si fa ricca di novità, e io voglio esserci dentro fino al collo!
Funny Said:
Ciao! Mi sono limitata a leggere qualche commento sopra, non tutti. Penso che il podcast sia una maniera di lavorare con la musica, con le idee e anche con il confronto che e’ la cosa piu’ difficile da stabilire per miriadi di motivi. Ho scritto numerosi post nel mio blog e detto a tal proposito, un sacco di cose nelle puntate del mio show, parlando anche della Radio, che dovrebbe esser concorrente. Resta il fatto che il podcast, per me significa darmi voce, aver la possibilita’ di dire tante cose.
In qualsiasi tipo di comunicazione, seppur piccola, indipendente, quello che si vuole… secondo me, l’esigenza e’ “farsi sentire”… andare oltre. Il Dok, ne e’ un grande esempio di persona ed anche personaggio, come lo siete tutti, di vari tipi di comunicazioni diverse e belle. Se una persona mette piu’ brani, dice una cosa piuttosto che un’altra e’ solo il suo punto di vista. Come far si che delle persone “rincorrano una moda” del registrarsi e sentirsi gasati.
Per me, lo ripeto e’ un modo ed un mondo in cui far sentire la mia voce!
Dok, t’appoggio a pieno, in modo attivo!
Ecco un mio post a tal proposito, tra una numerevole quantita :D!
http://freispoetic.altervista.org/articolo_194.php#comm
Funny Said:
… rettifico subito: tra una INNumerevole quantita’
tigrazza Said:
My two cents, come va di moda dire: il fine è ottimo (soprattutto per i destinatari), ma il mezzo, come già scritto prima del mio intervento, non proprio alla portata di tutti (l’itunes music store).
A questo punto, bisognerebbe fare una cosa del genere a scadenza regolare, così da, utopisticamente, pensare di poter regolare noi il mercato, anche se per una piccolissima fetta.
Ma non vorrete farmi credere che i Black Lab siano l’unico gruppo/artista ad aver subito tale trattamento…