Al termine del precedente articolo abbiamo imparato a realizzare una registrazione digitale corretta, in cui tutti i suoni rientrano nel range dinamico permesso dai convertitori. Se avete fatto qualche prova di registrazione vi sarete sicuramente accorti che questo range, ovvero la differenza in volume tra il suono più basso e quello più alto registrabili è abbondante. Così tanto abbondante in verità da comportare alcuni inconvenienti nel momento dell’ascolto del materiale registrato.
Nella registrazione e successiva riproduzione di un brano di musica classica avere un ampio range dinamico è oro colato. In questo genere di musica la differenza in volume tra diversi passaggi è un elemento fondamentale di espressione artistica, tanto che il poter conservare questa caratteristica all’interno di una registrazione è uno dei pregi che ha spinto l’adozione del CD da parte degli audiofili nei tardi anni 80.
In realtà l’ascolto di un brano caratterizzato da un ampio range dinamico presuppone un impianto stereo di ottima qualità in un ambiente acusticamente idoneo e soprattutto silenzioso. Provate ad ascoltare una sinfonia di Beethoven in autostrada o viaggiando in treno. Avete due possibilità: tenere il volume a un livello normale, sentendo bene i segmenti suonati ad alto volume e perdendo completamente nel rumore che vi circonda i pezzi più bassi, oppure alzare il volume abbastanza da riuscire ad ascoltare i pezzi più lievi sopra al rumore di fondo, rischiando però l’assordamento istantaneo nel momento in cui i tromboni cominciano il loro gaudioso fortissimo in fa maggiore. In realtà avete una terza possibilità: viaggiare con il dito sulla manopola del volume, alzandolo durante i passaggi più bassi, per poi abbassarlo al volo prima che l’onda d’urto dei tromboni di cui sopra vi sfondi il parabrezza. Vi è mai capitato? Complimenti, senza alcuna preparazione in materia di processazione del segnale sonoro, avete inventato la “compressione”!
Il termine corretto sarebbe “compressione dinamica” o ancora meglio “compressione del range dinamico”, ed è in soldoni un processo di manipolazione del suono che riduce la differenza tra i suoni più bassi e quelli più alti.
Questo processo è affidato a un componente, il compressore, che può essere hardware come software, e che opera riducendo i suoni al di sopra di una certa soglia (treshold) di una determinata quantità (ratio), esattamente come nell’esempio di cui sopra quando il volume dei tromboni supera una determinato valore (carico di rottura del parabrezza = treshold) voi abbassate il volume dell’autoradio con mezzo giro di manopola (ratio).
La compressione può essere utilizzata per scopi differenti, tutti utili ad un podcaster per cui in quest’articolo e nei prossimi vedremo di affrontarli tutti. Ma vediamo prima di tutto quelli che sono i parametri tipici di un compressore.
Ratio
La ratio è il rapporto tra l’intensità del suono in entrata e quello in uscita dal compressore. Immaginiamo di pronunciare due parole nel microfono con un volume diverso. Ad esempio “ma DAI”. Se “DAI” è pronunciato ad un volume dieci volte maggiore di “ma”, e la ratio del compressore è impostata su 2:1, la differenza di intensità tra i due suoni verrà dimezzata, quindi “DAI” uscirà solo cinque volte più forte di “ma”. Se la ratio è 5:1 “DAI” uscirà solo due volte più forte di “ma”.
Treshold
Non sempre è utile far funzionare il compressore su tutti i suoni in ingresso. Il parametro treshold serve proprio a indicare la soglia di intensità al di sotto della quale il suono non viene modificato dal compressore.
Attack time
Il tempo di attacco indica quanto tempo deve passare tra il momento in cui il suono supera il valore di “treshold” e quello in cui il compressore interviene abbassando il livello. Allungare il tempo di attacco serve a risparmiare i “transienti”. Wow che parolone! Cosa sono i transienti? In parole approssimative sono i primi millisecondi di un suono, e hanno alcune caratteristiche particolari: non sono armonici, e sono caratterizzati spesso da un contenuto in frequenze diverse dal resto del suono. Per alcuni strumenti musicali (un buon esempio è il rullante della batteria) è buona norma che la compressione risparmi i transienti per non appiattire il “carattere” del suono.
Release time
Il tempo di rilascio indica per quanto tempo, dopo che il suono è tornato sotto la treshold, il compressore deve continuare a tenere “abbassato” il volume. Un tempo di rilascio non immediato serve per evitare il famigerato effetto “pumping” che avviene, con tempi di rilascio troppo brevi, quando il segnale sorgente alterna rapidamente passaggi al di sopra e al di sotto della treshold. Per la compressione della voce parlata, con una treshold discretamente bassa per cui la voce stia quasi sempre al di sopra della soglia, un tempo di rilascio tra i 20ms e i 50ms dovrebbe essere un buon punto di partenza.
Make-up gain (e qui viene il bello)
Ricorderete dall’articolo dedicato al clipping che per evitare questo fastidioso fenomeno occorre impostare un volume di ingresso del segnale registrato sufficientemente basso affinché i segmenti più intensi della voce non superino la soglia della massima intensità registrabile nel dominio digitale (0dBFS). Abbiamo anche visto che in questo modo, mentre i passaggi ad alto volume non vengono “clippati” e sono ben udibili, quelli a basso volume risultano…. molto bassi, specialmente se il risultato finale viene ascoltato in ambiente rumoroso.
Bene, con la compressione abbiamo “schiacciato” tutto il nostro suono in modo che i passaggi più alti siano meno alti e in definitiva escano a un volume più vicino a quelli bassi (ricordate la ratio? diminuiamo di un rapporto 1:x la differenza tra un suono più alto e quello più basso). Ora con il make-up gain alziamo il volume di TUTTO QUANTO il nostro suono, sia quello dei passaggi più tenui che quello delle urla deliranti. Risultato: tutto il nostro parlato sarà più omogeneo e in grado di tenere testa ai rumori dell’ambiente di ascolto.
Lo so, è una procedura un po’ convoluta: prima schiacciamo tutti i suoni, poi li alziamo di nuovo, ma l’elaborazione del suono è così, un arte con tutte le sue procedure e formule magiche. Ricordatevelo così che è più semplice: prima abbassiamo tutto, ma abbassiamo molto di più i passaggi forti di quelli deboli, in modo da avere un sound omogeneo. Poi alziamo tutto quanto in maniera uguale in modo da portarlo in evidenza.
Ok, è un casino, forse è meglio che vi guardiate il video-tutorial qui sotto.
La compressione per podcasters from Franco Solerio on Vimeo.
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julien Said:
Ciao Dok! interessante e molto chiaro l’articolo!! Ma quali software possibilmente free si possono usare per la compressione?
Ciao!
Rock on!
Dok Said:
Bella domanda… sicuramente Audacity ha una funzione di compressione, da usare ovviamente in post-produzione, dopo aver registrato.
Per comprimere durante la registrazione è necessatio usare un compressore hardware (se ne trovano dai 90€ in su) oppure un plugin (AU, VST…).
Con il Mac Garageband include un compressore. Per Windows basta cercare con Google “free compressor vst” e si trova una marea di roba.
Io uso Ableton Live: c’è una versione “LE” che costa abbastanza poco per quello che offre e include una marea di plugin compresi 2 compressori diversi.
Sio Said:
Siiii! Grande Dok! Finalmente l’articolo sulla compressione!! Aspettavo solo quello per mettermi a fare i primi esperimenti!
Grazie ancora!!
Dave Said:
Ciao,
ho letto e gradito la tua esauriente guida sulla compressione! Grazie del lavoro fatto.
Ho una domandina!
Sono (ahimè) il responsabile tecnico di una piccola web radio onlus, gestita esclusivamente da volontari.
Ho recuperato un bellissimo mixer digitale (BEHRINGER DDX3216)per sostituire il vecchissimo mixer analogico mezzo rotto…
Ho iniziato a fare le varie impostazioni di routing e assegnazione. Il nuovo mixer ha la possibilità di inserire in ingresso compressori (e c’è la tua guida!), gate (suggerimenti?), eq (suggerimenti?) .
Come post fx ci sono varie soluzioni ( Cathedral , Plate , Small Hall , Room , Concert , Stage , Spring Reverb , Gated Reverb , Stereo Delay , Echo , Stereo Chorus , Stereo Flanger , Stereo Phaser, Pitch Shifter, Delay, Flanger, Chorus, Phaser, Tremolo, Autopan, Enhancer, Graphic EQ, LFO Filter, Auto Filter, LoFi
Ring Modulator…)
Per la voce (siamo solo speakers, non cantanti!) ne posso utilizzare solo due di questi.. suggerimenti? impostazioni? Tu usi qualcosa di simile?
Grazie e buon lavoro!!!
Loris Said:
Ciao, mi chiamo Loris. Io uso il compressore in Cubase SX. Esso, si, regola il volume, ma abbassa il suono quando è già clippato. Per esempio, è come se io registrassi senza compressore e dopo aver registrato andassi a diminuire il volume dei suoni clippati. Te ne sarei molto grato se mi daresti una mano a risolvere questo problema. Grazie in anticipo, a presto.
Dok Said:
I plug-in di cubase, come in ogni altro software di hd-recording, intervengono sul suono già registrato, non sul suono in ingresso. Dovresti registrare con un livello più basso, in modo che non vada in clipping, poi comprimere quanto ti piace, e infine agire sul controllo “make-up gain” o analogo in uscita dal compressore per alzare il volume della traccia compressa.
Loris Said:
Ciao Dok, ho già provato a fare come dici tu, ma quando alzo il volume della traccia compressa si sente un fastidioso fruscio… anche nel video il compressore è hardware? Grazie.
Dok Said:
Nel video uso un compressore software (plugin). Quello che hai sperimentato è normale. Comprimendo, e quindi diminuendo il range dinamico, qualsiasi rumore di fondo viene incrementato. Occorre migliorare il suono in ingresso, rimuovendo le fonti di rumore o accontentarsi di una compressione più morbida.
Loris Said:
Ma se qualsiasi compressore software interviene sul suono già registrato, posso sapere come hai fatto, nel video, a farlo funzionare sul suono in entrata? Inoltre, io non parlavo dei rumori (quando alzo il volume della traccia), ma parlavo proprio di un fastidioso fruscio… se compro un compressore hardware economico, circa sui 100 euro, risolverei il problema? oppure per risolverlo bisogna comprare uno di quei compressori professionali che si aggirano sui 300 euro? GRAZIE.
Dok Said:
Il suono che senti nel video è compresso in diretta da un plugin, ma il software non registra il suono compresso. Per quanto riguarda il fruscio è difficile così capire da dove arriva, ma un compressore hardware non credo proprio risolverebbe il problema.
Loris Said:
Scusa se ti tempesto di domande, ma potrei sapere che software hai usato nel video? Poi per comprimere il suono, quindi per non farlo clippare negli acuti, cosa mi servirebbe?(visto che con il compressore software non ci riesco, il compressore hardware, mi hai detto che non mi servirebbe). GRAZIE
Dok Said:
il compressore hardware ti può aiutare a non clippare in ingresso, questo sì. ma in genere basta abbassare il gain del preamplificatore.
Nel video il segnale entra non compresso nel computer, viene registrato da Ableton Live, e compresso con il plugin di compressione di default di ableton live.
Loris Said:
scusa la mia ignoranza, ma gain significa volume? siccome non ho capito molto, perfavore potresti dirmi come risolvere il problema? nel senso, non far clippare il suono negli acuti? GRAZIE
ps: mi sono procurato ableton live 7
Dok Said:
quando il suono di un microfono entra nel computer, viene amplificato da un “preamplificatore”, che può essere esterno oppure integrato nella scheda audio. Il gain è il controllo che determina quanto il preamplificatore amplifica (aumenta di volume) il segnale.
Per eliminare il clipping… diminuisci il gain finchè non c’è più clipping.