Dopo il “sasso nello stagno” gettato con RCI#180 un episodio dedicato ai commenti degli ascoltatori. L’argomento è serio, importante e quanto mai attuale; abbiamo gli spazi per affrontarlo, la voglia a quanto pare anche: continueremo a farlo. E quando le batterie saranno giù, ci sarà sempre un po’ di buon vecchio rock per ricaricarle.
Cosa sono i podcast e come vi cambieranno la vita.
Vogliamo indietro la Firewire dei nostri MacBook: firma la petizione.
Anemo (Filthy Figure Skater)
Perfect Smile (Por El Cielo)
Patti Rothberg (Double Standards)
Mayday Parade (Three Cheers for Five Years)
Ex Novo (Sognando Te)
October 21st, 2008 at 8:39 pm
3 Responses to “Episodio 181 – reaction!”
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Brodie Olson Said:
Ciao Dok!
Primo:
grazie per aver portato in trasmissione i vari discorsi sviluppati online!
Secondo:
non volevo assolutamente offendere, mi scuso per i toni ‘crudi’ del mio primo messaggio.
Terzo:
sono Italianissimo!! In realtá mi chiamo Manuel. Brodie Olson é solo un nick, come Dok. (ah si, io lo pronuncio ‘brodi olson’)
Populismo:
c’é chi dice che non esista piú, c’é chi lo esalta, c’é chi lo critica…
“Populismo: movimento politico e culturale sorto in Russia nel XIX sec., precedente al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di porsi al servizio del popolo attraverso l’attività di propaganda rivoluzionaria volta a ottenere un miglioramento delle condizioni delle classi più povere.” [DeMauro, ]
Secondo Sartori: “Il termine populismo è molto più recente e ci arriva dalla Russia, dove fu coniato alla metà dell’Ottocento per indicare una rivoluzione dei contadini (fermo restando che la parola narod sta, in russo, per popolo). Un significato che poi riemerge all’inizio del secolo scorso negli Stati Uniti. Il primo movimento fu represso, e il secondo fallì. Il che fece anche sparire la parola. [Sartori Giovanni, 2007, ‘Il revival del populismo’, ]
Oppure “Traendolo fuori dalla categoria degli epiteti è una mentalità secondo la quale soltanto la sovranità popolare e il controllo del popolo sulla cosa pubblica giustificano l’esercizio del potere e, di conseguenza, è anche un tipo di mentalità che contrappone la bontà fondamentale originaria del popolo, degli uomini qualunque, alla negatività delle classi di potere che sono rinchiuse in maniera autoreferenziale nel cosidetto establishment”. [Tarchi Marco, 2007,’Il populismo secondo marco tarchi’, Messaggero Veneto, ]
Ormai il termine – spesso assimilato al concetto di demagogia – é entrato nel linguaggio comune e la pagina di wikipedia che hai citato tu in questo senso é perfetta:
- ‘idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi […]è rilevabile infatti la tendenza a definire “populisti” attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo i quali demonizzano le elite ed esaltano il popolo’ [Wikipedia, ].
In questo senso intendevo il termine ‘populista’. Mi riferivo ai continui… ‘media cattivi, banche cattive, politici cattivi’ [demonizzare elite] a favore dei continui ‘uomo comune, uomo della strada’. Come chiarisci giustamente in questo episodio – e come dimostrano le varie discussioni fatte fino ad ora su queste pagine- il tuo pubblico non é definibile come ‘poco evoluto’ anzi! Abbiamo accesso a strumenti e disponiamo di conoscenze decisamente buoni, ben lontani dal concetto di uomo comune. Per questo mi ‘arrabbio’ quando sento quella parola. Si tratta di una definizione troppo inflazionata. Ogni tanto mi sembra di sentire studio aperto che si schiera dalla parte ‘della gente’. Brrrr mi vengono i brividi solo a pensarci.
Quarto:
Sul Capitale di Marx siam tutti d’accordo, anche Matt ed io la pensiamo come te! [vedi commento puntata precedente]. ☺
Quinto:
Alternative possibili?? Segnalo questo leggibilissimo saggio scovato online qualche giorno fa dal titolo elquente: ‘Capitalismo / Anticapitalismo’ [AAVV, 2003, Poliarchia: saggi sullo statismo, Novara - Oxford - Portoroz – Bern ].
Le conclusioni sono la cosa piú spassosa [nel senso buono!]. In breve si dice che I sostenitori del capitalismo sbagliano e quelli dell’anticapitalismo pure. Inoltre non viene proposto alcun sistema alternativo, sostenendo brillantemente che ‘Forse è nostro destino il fatto di riuscire a definire una fase storica solo in retrospettiva, quando è finita o volge al termine; la nostra epoca non fa eccezione’. [AAVV, 2003, ‘Capitalismo / Anticapitalismo’].
Sesto:
sto commento si é fatto troppo lungo, chiedo scusa!!
Settimo: firmata la petizione Firewire. Quello delle reazioni ai nuovi laptop di casa apple é un argomento interessante per una puntata! P.S. siamo amici di MacBookPro, anche io l’ho comperato da pochi mesi.
Ottavo e se dio vuole ultimo:
W i podcast e le produzioni indipendenti. No dubbi su questo! Come ti dicevo, ti ascolto da anni. Di podcast ne divoro diversi a settimana, sostengo di brutto la causa e faccio il possibile per diffondere il podcasting tra le mie conoscenze [impresa per ora difficilissima].
Hai sempre spalancato la porta alle critiche, questo ti fa onore.
Ebbene eccoci qua.
Per crescere.
Angelo Said:
Ho sentito il tuo commento al mio scritto, permettimi di dire che sono relativamente daccordo, il concetto che ho voluto esprimenre e’ che la politica e’ quella che governa tutto e deve essere cosi, ogli cosa che facciamo e’ politica, non vi e’ nessuno che si possa desimere da questo, chi dice io non mi interesso di politica mente, perche anche decidere di andare a fare una gita con la famiglia gli amici ecc e’ una decisione politica. Cosa diversa e’ il partitismo, spesso confuso con la politica o reso uno per l’altro. Come dicevo nello scorso commento la politica deve governare l’economia e no viceversa come succede attualmente nell’ attuale sistema capitalistico. Io personalmente penso che il socialismo non sia valido, che l’ unica forma di funzionare di un sistema e’ quello capitalistico, governato da un giustizia equa. Quello che conta e’ la meritocrazia, vedi per esempio il tuo podcast, senza meriti nessuno lo ascolta con i meriti molti lo ascoltano. Trovo che il sistema teorico ipotizzato per il governo della societa italiana sia il migliore al mondo, il problema sono gli italiani non gli scritti che sono ottimi. Non si puo’ mandare avanti un sistema governato dai privilegi, poi usati per mantenere il potere, si devi andare avanti solo grazie al merito, e chi non ne ha deve essere emarginato, e posto in condizioni di crescere. Emarginato e’ una parola grossa che scatena critiche ma che in effetti significa unicamente che gli viene impedito di arrecare danni alla societa. Ciaramente questa emarginazione deve essere seguitaanche da una fase di istruzione per la crescita. Anche questo pero se pensiamo bene puo’ sembrare una forma di condizionamente. Praticamente un macello. Io moriro e non avro visto nulla realizzarsi di quello che ppenso, pero avro portato il mio seme, e forse un giorno germoglia. Vabbe continuiamo questa discussione e vediamo cosa esce.
ciao
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